Oggi torno a scuola. Sono passati quindici anni da quando ho chiuso con l'università. Ma non ho quell'eccitazione che si può pensare.
In realtà non è che vado proprio a scuola, vado a un corso di formazione per il Telefono Azzurro. Io non ne posso più di sentire parlare di violenze su minori, di disagi fra adolescenti, di bullismo. Forse a Voi può sembrare esagerato, ma io ci soffro per come va il mondo (senza guardare troppo lontano da casa nostra). L'Alle, ieri mattina, ha riso quando gliel'ho detto. Lei dice che non mi posso fare carico dei problemi del mondo intero. E ha ragione, mica sono madre Teresa di Calcutta.
Però... però... però è più forte di me e, in questo momento, ho un gran bisogno di ascoltarmi e assecondare la mia parte più intima... l'Anima.
sabato 17 maggio 2008
martedì 13 maggio 2008
alleata del buio, nemico di sempre
Le pareti interne sono ormai inesistenti. Enormi buchi abbattono i divisori ottici che creavano gli ambienti. La casa è uno scheletro pieno di macerie. Solo il tetto, con le sue travi a vista, si contrappone a tanta bruttura. Sembro sola. Ma un gruppetto di persone in tenuta da cantiere mi raggiunge e un giovane si presenta come il direttore dei lavori.
E io non gli lascio tempo, lo aggredisco: i lavori dovevano essere finiti da tempo. Perché è tutto ancora in queste condizioni?
(improvvisamente il pavimento trema… le pareti oscillano, si piegano da una parte all’altra con la stessa fragilità dello stelo di un fiore in preda al vento impazzito)
Ho il fiato interrotto e il cuore pare fermarsi per lunghissimi istanti, e riprendere nuovamente vita quando la terra smette di ballare.
Filippo tenta di tranquillizzarmi. E ci riesce. Non tanto per quello che dice, ma per come lo dice. La sua voce… è fantasticamente calma, serena. E mi ritrovo più interessata al fatto che gioca a tennis e che ama mangiare pesce e grigliate di carne e verdure, piuttosto di come proseguirà la ristrutturazione. E ha la moto. Inoltre ama la velocità, il silenzio, il verde, il mare, la compagnia degli amici e le feste a due, ma non solo. Quante cose abbiamo in comune…
La notte ci coglie di sorpresa, senza avvisarci. Ed io resto immobilizzata in una delle mie paure ataviche che non ne vogliono sapere di lasciarmi libera: il buio. Filippo allunga una mano e mi ci aggrappo. Raggiungo il suo corpo, mi avvinghio a lui. E i miei passi si fondono con i suoi, la sua ombra invisibile con la mia. Quante cose si possono vedere ad occhi chiusi… e li riapro in strada, quando la luce di un lampione si insinua a forza fra le ciglia.
Ricomincio a respirare. Anche questa volta il buio mi ha lasciata viva.
Mi stacco dal suo corpo accogliente, ma non troppo perché le sue dita si sono impigliate nel bordo dei miei slip ed è impossibile fare anche solo un passo in più senza che si strappino. Lo vedo guardare curioso l’etichetta. Sorrido. Allora mi viene così, senza pensare… mi viene di sollevare la canotta e mostrargli anche quella del reggiseno. “Così ora conosci tutte le mie misure”.
E mi rendo conto che non è più interessato alle etichette, ma al seno che è scivolato fuori dalla stoffa e dalla pelle candida che riflette la luce pallida del lampione. E dal capezzolo rosa che sembra lanciare un chiaro invito a quelle belle labbra carnose.
- è meglio che vai sennò finisce che ti faccio perdere tutta la nottata… - mi dice con tono profondo.
- sì… che sennò finisce che la perdi anche tu –
-una nottata? O un anno? O chissà… - mi sorride.
Già Filippo, chissà. Adesso vado. È meglio. Tanto so dove trovarti… tanto sai dove trovarmi…
(improvvisamente il pavimento trema… le pareti oscillano, si piegano da una parte all’altra con la stessa fragilità dello stelo di un fiore in preda al vento impazzito)
Ho il fiato interrotto e il cuore pare fermarsi per lunghissimi istanti, e riprendere nuovamente vita quando la terra smette di ballare.
Filippo tenta di tranquillizzarmi. E ci riesce. Non tanto per quello che dice, ma per come lo dice. La sua voce… è fantasticamente calma, serena. E mi ritrovo più interessata al fatto che gioca a tennis e che ama mangiare pesce e grigliate di carne e verdure, piuttosto di come proseguirà la ristrutturazione. E ha la moto. Inoltre ama la velocità, il silenzio, il verde, il mare, la compagnia degli amici e le feste a due, ma non solo. Quante cose abbiamo in comune…
La notte ci coglie di sorpresa, senza avvisarci. Ed io resto immobilizzata in una delle mie paure ataviche che non ne vogliono sapere di lasciarmi libera: il buio. Filippo allunga una mano e mi ci aggrappo. Raggiungo il suo corpo, mi avvinghio a lui. E i miei passi si fondono con i suoi, la sua ombra invisibile con la mia. Quante cose si possono vedere ad occhi chiusi… e li riapro in strada, quando la luce di un lampione si insinua a forza fra le ciglia.
Ricomincio a respirare. Anche questa volta il buio mi ha lasciata viva.
Mi stacco dal suo corpo accogliente, ma non troppo perché le sue dita si sono impigliate nel bordo dei miei slip ed è impossibile fare anche solo un passo in più senza che si strappino. Lo vedo guardare curioso l’etichetta. Sorrido. Allora mi viene così, senza pensare… mi viene di sollevare la canotta e mostrargli anche quella del reggiseno. “Così ora conosci tutte le mie misure”.
E mi rendo conto che non è più interessato alle etichette, ma al seno che è scivolato fuori dalla stoffa e dalla pelle candida che riflette la luce pallida del lampione. E dal capezzolo rosa che sembra lanciare un chiaro invito a quelle belle labbra carnose.
- è meglio che vai sennò finisce che ti faccio perdere tutta la nottata… - mi dice con tono profondo.
- sì… che sennò finisce che la perdi anche tu –
-una nottata? O un anno? O chissà… - mi sorride.
Già Filippo, chissà. Adesso vado. È meglio. Tanto so dove trovarti… tanto sai dove trovarmi…
domenica 11 maggio 2008
il lavoro nobilita
... quindi lavori... perchè di nobiltà non ce n'è mai abbastanza.
Ma chi lo dice che si deve scegliere un lavoro a vent'anni e per tutta la vita non si possa cambiare? provare altre strade?
Molti direbbero che sono in mezzo alla crisi dei quarant'anni. Ma sbagliano, perchè io, la mia crisi esistenziale, l'ho avuta con dieci anni d'anticipo. Sono sempre stata precoce... in tutto.
Insomma, ho voglia di cambiare. Cambiare settore, cambiare mestiere.
Tutti pensano che stia delirando. Ché non si buttano all'ortiche vent'anni d'esperienza per andarsi a reinventare. E poi, reinventare in cosa? Io so solo che quello che sento di dover fare, non ha niente a che vedere con quello che ho fatto finora. Per questo non so da che parte cominciare, non so in quale direzione muovermi. Certo che, scegliessi di buttarmi in un'attività agricola, non avrei tanti problemi. Oggi non c'è più nessuno che vuole occuparsi della terra. Io, invece, più cresco più mi rendo conto di quanto sia importante la natura che ci circonda, gli essere umani nella loro forma più pura e trasparente, e quanto sia grandioso darsi una mano l'un l'altro.
Ma ho paura di finire col perdere tutto quello che ho. E... e... e non so che fare.
A volte, mi faccio rabbia... così tanta che mi prenderei a sberle.
Ma chi lo dice che si deve scegliere un lavoro a vent'anni e per tutta la vita non si possa cambiare? provare altre strade?
Molti direbbero che sono in mezzo alla crisi dei quarant'anni. Ma sbagliano, perchè io, la mia crisi esistenziale, l'ho avuta con dieci anni d'anticipo. Sono sempre stata precoce... in tutto.
Insomma, ho voglia di cambiare. Cambiare settore, cambiare mestiere.
Tutti pensano che stia delirando. Ché non si buttano all'ortiche vent'anni d'esperienza per andarsi a reinventare. E poi, reinventare in cosa? Io so solo che quello che sento di dover fare, non ha niente a che vedere con quello che ho fatto finora. Per questo non so da che parte cominciare, non so in quale direzione muovermi. Certo che, scegliessi di buttarmi in un'attività agricola, non avrei tanti problemi. Oggi non c'è più nessuno che vuole occuparsi della terra. Io, invece, più cresco più mi rendo conto di quanto sia importante la natura che ci circonda, gli essere umani nella loro forma più pura e trasparente, e quanto sia grandioso darsi una mano l'un l'altro.
Ma ho paura di finire col perdere tutto quello che ho. E... e... e non so che fare.
A volte, mi faccio rabbia... così tanta che mi prenderei a sberle.
giovedì 8 maggio 2008
Vita da gatti
i gatti... loro si che vivono bene.
Vita facile, senza troppi problemi. Dormono, mangiano, si annoiano.
Lui è Ringhio, lei è Batuffolo. La loro mamma, Patatina, è poco lontano che li controlla.
Sempre uniti, sempre insieme.
(fossero umani avrebbero problemi di carenza d'ossigeno e mancanza di spazi vitali)
Vita facile, senza troppi problemi. Dormono, mangiano, si annoiano.
Lui è Ringhio, lei è Batuffolo. La loro mamma, Patatina, è poco lontano che li controlla.
Sempre uniti, sempre insieme.
(fossero umani avrebbero problemi di carenza d'ossigeno e mancanza di spazi vitali)
mercoledì 7 maggio 2008
preda o predatore?
... e tu corri... corri e ti nascondi, continuamente. Con l'affanno e la paura che impregnano le ossa fino al midollo. Ma non ce la fai. Tutta quella fatica non è valsa a niente, perchè alla fine t'ammazzano. Bastardi!
... e sei disorientata. Non doveva andare così. Ti credevi forte, furba.
E poi... poi t'accorgi che non hanno ucciso te. Non sei tu quella morta, perchè sei là, al funerale, che sfili con gli altri cercando di mescolarti fra la folla e non essere notata... che chi ti voleva morta può essere ancora in agguato...
... e ti trovano. Subito. Ma ti chiedono "adesso da che parte stai?". E non ci pensi un minuto di più. Stai dalla loro parte... dalla parte dei predatori. Il fatto è che sei troppo limpida e gli atteggiamenti, le parole, ti tradiscono. E tu continui a stare sul chi va là, col fiato sospeso, la mente a mezz'aria, sperando di riuscire a fingere il più a lungo possibile.
Ma ti senti già spacciata e vorresti che il sogno non fosse durato così a lungo...
... e ti svegli in un bagno di sudore...
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Morfeo aguzzino
martedì 6 maggio 2008
riflessioni
... perchè, a volte, è naturale non sentirsi molto per la quale...
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riflessioni
il segreto di Morfeo
...nei sogni, viene fuori la parte essenziale di noi, quello che siamo e con cui dobbiamo convivere. Noi non siamo solo statue di Michelangelo. Siamo anche una cagata di piccione... e topi morti... e carcasse putrescenti.
Non si devono rimuovere i nostri problemi, perchè il rimosso ritorna impietosamente e non dalla porta principale, ma dalla finestra sul retro. Quindi non bisogna rimuovere. Bisogna conoscere, accettare, sapere la verità.
E la verità è semplice. La verità è che siamo belli, che possiamo essere belli, ma siamo anche delle immonde schifezze.
Non si devono rimuovere i nostri problemi, perchè il rimosso ritorna impietosamente e non dalla porta principale, ma dalla finestra sul retro. Quindi non bisogna rimuovere. Bisogna conoscere, accettare, sapere la verità.
E la verità è semplice. La verità è che siamo belli, che possiamo essere belli, ma siamo anche delle immonde schifezze.
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